Il gruppo di psicodramma analitico ad orientamento junghiano

Scritto da: Dott.ssa Vanda Druetta

La parola psicodramma , fin da quando J.Moreno l'ha coniata , ha attraversato campi conoscitivi differenti, sviluppando fenomeni originali e variegati che in varia misura hanno fatto ampliare la dimensione storico-culturale del termine.
L'etimologia ci rimanda a psiche, che originariamente indicava l'anima, e a drama: azione, movimento. Nella sua comprensione più diffusa esso evoca suggestioni di incontri dove agiscono temi umani carichi di emozioni e di affetti in forme, a volte, intense ed esagerate.
La dimensione evocativa, accompagnata al fatto che le esperienze di Moreno si sono diffuse in America e in Europa prima della loro sistemazione teorica, giustifica l'ampio diffondersi in contesti che esulano dal clinico, del termine psicodramma e delle suggestioni che esso attiva.
Anche all'interno della comunità scientifica che si occupa dello sviluppo psicologico dell'uomo il termine psicodramma ha avuto differenti sviluppi e campi di applicazione operando sintesi con variegate teorie psicoanalitiche , pedagogiche, sociologiche, filosofiche.
Nella mia esperienza, inizialmente di paziente, poi di terapeuta clinica e di didatta, lo psicodramma si è incrociato con molteplici esperienze teoriche e pratiche mie, dei pazienti con cui ho condiviso i percorsi e di colleghi impegnati a sviluppare modelli clinici affini o no. E più in generale del sapere scientifico sulla clinica, superando gli iniziali aspetti spontaneisti per avviarsi verso un modello strutturato e confrontabile.

 

Il modello a cui facciamo riferimento come ARTPAI, si è strutturato nel corso degli ultimi 25 anni attraverso delle esperienze cliniche in ambito istituzionale e in ambito privato con soggetti affetti da patologie gravi e meno gravi e in gruppi di ricerca con colleghi nazionali e internazionali. Le specifiche esperienze che ne sono derivate, il mutamento e l'approfondimento delle prospettive cliniche rispetto al tempo di Moreno e gli sviluppi del sapere umano, ci hanno stimolato ad introdurre delle modificazioni sia nella metodologia che nella tecnica del pensiero originario moreniano fino a definirne aspetti teorici e clinici originali e a denominarlo psicodramma analitico individuativo.
Il corpus attuale, sintetizza concetti mutuati dalle teorie fondative di J. Moreno (il concetto di spontaneità, di gioco, di ruolo, di presa di coscienza, di tele ), dalla psicologia analitica di Jung (il concetto di psiche, di inconscio individuale, di inconscio collettivo, di individuazione, ), si avvale di aspetti della fenomenologia, di alcuni apporti dell'interazionismo simbolico, della gruppo analisi, e della psicologia clinica e si colloca nell'ambito delle teorie analitiche.

 

Lo psicodramma è una esperienza di psicoterapia di gruppo in cui attraverso il “gioco” agisce il drama della psiche. In questa ottica mente e corpo sono due realtà strettamente connesse. Nella “messa in scena ” i contenuti emotivi, affettivi e relazionali oltrepassano il controllo dell'Io e rimandano a dimensioni più profonde appartenenti al tempo presente, passato e alle prefigurazioni future, agiscono e creano delle configurazioni in cui si esplicano gli spazi per la scoperta di possibili nuove risposte ad eventi già noti.
Lo psicodramma analitico nel “gioco” mette quindi in scena con la presentificazione corporea delle emozioni, l'esperienza e la sedimentazione delle relazioni che strutturano le storie di vita e che danno origine alle nostre sensazioni, idee e sentimenti. Si lascia guidare dalla psicologia analitica, in modo particolare in quella sua componente volta a cercare nelle storie individuali e nelle interconnessioni collettive quel barlume, quell'eco, quello spiraglio che mostra per lo più in diretta, l'apparire di forze rimaste fuori dal tempo personale e collettivo e quindi nuove, misteriose e straordinariamente ambigue.
La definizione di Jung di psiche come insieme complesso di funzioni, di parti, la mitologia Junghiana con le figure di Persona, Ombra, Puer, Senex, Anima, Animus, ecc. si congiungono molto bene con la teoria dei ruoli psicodrammatici ed offrono un possibile modello di esplorazione , di cura, di analisi e di evoluzione della vita psichica nel suo manifestarsi intrapsichico e interpersonale.

 

IL GRUPPO ANALITICO
Lo psicodramma analitico è una terapia di gruppo il che significa che assume la prospettiva della dimensione relazionale dell’inconscio ovvero la prospettiva che la dimensione gruppale della psiche è intrinseca all’individuo e che individua la nascita della vita psichica nelle primissime interelazioni in cui si sviluppa il neonato. Fin dall’inizio il neonato con le sue competenze partecipa nello stabilire delle connessioni con delle figure che funzionano come ausiliarie per corrispondere ai bisogni di sopravvivenza emotiva, affettiva e fisica. E il suo sviluppo è così letto come un continuo procedere tra intersoggettività dove nuovo nato e famiglia costruiscono delle dinamiche in cui si riflettono le reciproche costruzioni di significati e su cui confluiscono le esperienze culturali e sociali della storia dell’umanità. L’intreccio delle relazioni crea una rete tra soggetti in cui ognuno per il semplice fatto di esserci ne subisce l’influenza e ne determina dei movimenti.
Il gruppo clinico riflette nel modo più verosimile la realtà della relazione umana in cui tutti i meccanismi di funzionamento psichico trovano uno spazio per manifestarsi e per creare dinamiche di processi. Nel gruppo clinico intrapsichico, interpersonale transpersonale si intrecciano in modo dinamico e trovano una struttura che le contiene e ne attiva processi utili al cambiamento e allo sviluppo prospettico.
L’inconscio, le identificazioni proiettive, il transfert, le difese, la risonanza, il rispechiamento, l’attivazione, lo scambio, la socializzazione, le fantasie mitologiche, il tele sono fattori analitici che agiscono nel creare la dialettica tra gruppo e individuo partecipante,tra individuo e gruppo.


IL CORPO
Nello psicodrammatico analitico la dimensione corporea ha una rilevanza centrale perché ogni avvenimento umano ha un coinvolgimento mentale, biologico e relazionale. Ogni esperienza psichica è vissuta nel corpo e ogni evento del corpo ha una corrispondenza psichica. Pensando al corpo come spazio, come postura, come luogo dello sguardo, come comunicazione non verbale cogliamo immediatamente la fondamentale rilevanza costitutiva dell’esperienza delle appercezioni cinestetiche a cui di volta in volta viene dato un senso, un significato. L’esplorazione psicodrammatica delle dimensioni somatiche, sociali e psicologiche dei ruoli personali con cui si agisce nella vita supera la semplice somatizzazione del malessere e del benessere e riconferma il corpo come la complessa e specifica modalità dell’essere nel mondo .

IL GIOCO
Nello psicodramma viene “giocata” l’esperienza dei membri del gruppo: ciò significa che i ricordi, le emozioni, gli eventi concreti, i sogni, espressi verbalmente vengono tradotti in scene all’interno dello spazio del cerchio e ricreate con i personaggi che li compongono.
Ad ogni elemento che compone l’ immagine messa in scena viene affidata una intenzione nella trama che verrà agita in quello spazio che si pone al limite tra la finzione e la realtà. Il movimento ,il drama, che implica il corpo nel suo insieme biologico, psichico, sociale, attiva la complessità del sentire, del percepire, del conoscere nelle forme profonde che caratterizzano l’esperienza umana.
Il “come se” del gioco: in psicodramma non si agisce direttamente, si fa ‘come se’, si fa finta, di essere un personaggio, o un altro personaggio. Ma nel ‘come se’ si vivono percezioni, sensazioni, affetti reali .
Il gioco è composto di fasi differenti che iniziano con la messa in scena dell’evento evocato con le caratteristiche emotive che gli sono più familiari. Attraverso gli spostamenti nei ruoli dei vari protagonisti che compongono la scena si avvia un processo di distacco dal troppo noto modello di concezione di sé e del mondo. Vivere il ruolo di un altro, sentire le intenzionalità di un altro che spesso è percepito come assolutamente diverso, assumere le emozioni e i pensieri che appartengono all’altro considerato l’ostacolo non è mai all’insegna del semplice. Svela spesso l’altra faccia che non si vuole incontrare. Ma la rappresentazione del gioco è un luogo magico, non è la realtà oggettiva. E’ un luogo del “come se “, è un apparato protettivo, che consente di entrare in contatto con i contenuti inquietanti senza troppa paura e ansia. L’emozione che irrompe improvvisa nell’agire un ruolo non abituale, è facilitata dalla verosimiglianza e contemporaneamente dal sapere che ciò avviene in un gioco, mentre il mondo quotidiano continua a contenere le risorse e i rifugi che vi erano stati costruiti. Le emozioni vissute nel corpo che agisce anche i ruoli più drammatici e più lontani dalla coscienza sono reali, sono le risposte vere a situazioni rese vere dal gioco. Il gioco drammatico permette di provare e riprovare gli eventi che hanno reso opache le capacità personali, di costruire sensi e significati nel mondo della propria esperienza. Il gioco apre al simbolico: ovvero nel gioco i significati delle cose e degli eventi gradualmente hanno lo spazio per apparire nella loro ambivalenza, di lasciare scoprire sensi e significati non ancora esplorati, di sentire che i fatti della propria vita hanno più di un senso. La ricostruzione della scena appartenente ad un tempo e ad un luogo differente dal qui ed ora del gruppo è finalizzata a giungere ad una distanza ottimale rispetto al nodo affettivo considerato perché sia possibile vedere, incontrare se stessi e gli altri consapevoli che l’incontro attiva un’inesauribile costruzione di significati .

IL RUOLO
Utilizzando il concetto di ruolo il riferimento iniziale è J. Moreno il quale ha dato l'avvio a riflettere sul valore delle dimensioni dinamiche degli affetti tradotti in azioni.
Attraverso esperienze, affinamenti, critiche, paralleli con altre scienze e altre correnti analitiche è possibile definire il ruolo in psicodramma individuativo come l'unità minima che struttura, seleziona, assimila e organizza gli stimoli del mondo interno e del mondo esterno, nelle situazioni di relazione con se stessi, con gli altri, e con tutte le forme di realtà con cui l'individuo entra in contatto, e ne determina la qualità e il significato. Il ruolo è il risultato di sistemi relazionali variegati che nascono dal bisogno di identità e di identificazione e di funzioni psichiche che sottendono alla evoluzione dell'individuo. Nel ruolo i complessi a tonalità affettiva e i complessi autonomi di Jung, si distanziano dalla loro allusione a identità predefinite e statiche, si sviluppano immersi nella realtà attuale e ne riflettono la molteplicità dei sistemi relazionali da cui sono riflessi.
Nel gruppo di psicodramma analitico, i modelli affettivi, cognitivi, e comportamentali organizzati in ruoli manifestano le loro dimensioni somatica, sociale e immaginale nello spazio attivo della scena giocata. Agendo nello spazio del gruppo permettono di riconoscere e sviluppare ciò che della storia personale e del mondo interno, è attivo ed è attualizzato dalle e nelle relazioni con i membri del gruppo. In questa specificità essi si pongono come concetto utile a continuare a ricercare le articolazioni tra lo sviluppo individuale e lo sviluppo gruppale e sociale e a compiere ciò che Jung definisce individuazione, ovvero giungere a realizzare un buon adattamento a se stessi all'interno del proprio tempo.
Transfert/cotransfert, controstransfert, assimilazione, accomodamento (Piaget), introiezione, proiezione, accompagnano nel gruppo e nel gioco il modo in cui l’uno vede l’altro e la possibilità di mettersi dal punto di vista dell’altro . Le correnti di simpatia e di antipatia che si muovono tra soggetti in situazioni in cui l’unica aspettatitiva è di incontrare l’altro, sostenuti dalla curiosità di fare esperienza della propria reciprocità si trasformano e si finalizzano a sviluppare il “tele”, momento altro di percezione all’unisono.

Dott.ssa Vanda Druetta

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